sabato 20 dicembre 2008

Marco Pantani: fine di un mito

Molti, oggi, quando si parla del 14 febbraio, non arrossiscono più, pensando all’amore della propria vita, soffocando, imbarazzati, un sorriso o diventando semplicemente rossi in volto. In molti riappare, in mente, l’esile figura di Marco Pantani, un uomo dall’aria impacciata, ma dentro di sé forte, più vivida che mai. Il “pirata”. Un uomo che ha tentato di farsi valere, a spada tratta, fino all’ultimo, anche di fronte a quella maledetta squalifica, nell’ormai lontano 1999, dal Giro d’Italia. Certo, poteva andare in tv, dire che sono ben pochi coloro che, nel mondo dello sport, non hanno l’ ”hobby” di doparsi. Ma, in tal modo, avrebbe ottenuto soltanto l’odio dei suoi “colleghi”. E nient’altro. E in quel momento difficile della sua vita, in cui la sua carriera era decisamente in declino, l’odio era certamente l’ultima cosa che avrebbe voluto accaparrarsi. Così, nel 2004, ecco spuntare il desiderio di farla finita, di passare a miglior vita, di abbandonare questo mondo crudele dove noi tifosi e i mass media lo stavamo logorando. Il cadavere di Marco Pantani viene rinvenuto presso un residence, a Rimini. Il corpo rannicchiato in un angolo polveroso della stanza da letto, il naso romano rivolto al cielo, le mani strette in pugno, i medicinali accanto al capo. Una vita dedicata al ciclismo stroncata per sempre. Un’Italia senza più il suo campione. Questo articolo l'ho steso un anno fa per un progetto scolastico. La mia precedente insegnante di italiano (che ricordo ancora con grande affetto), dopo averlo letto, si era quasi commossa... Mi stupisco tuttora della forza espressiva delle parole... e voi?

2 commenti:

  1. Sì: se usate bene, le parole hanno il potere di condizionare i sentimenti delle persone. È un potere pericoloso, a volte... =)

    RispondiElimina
  2. Buone feste possano essere per te serene..un bacio:)

    RispondiElimina