domenica 11 gennaio 2009

Destini che si intrecciano (terza parte)

Il gran finale pubblicato sul numero di dicembre 2008/gennaio 2009 di Series
"Scusate, ho dimenticato le buone maniere: non ci siamo ancora presentati. Io mi chiamo Buffy", fece l'ammazzavampiri, tendendo una mano a Piper. La sorella maggiore accennò un sorriso e gliela strinse con un'espressione divertita negli occhi. "Anche noi non siamo da meno. Comunque mi chiamo Piper". "Io sono Paige", disse la ragazza dai folti capelli neri, che le ricadevano copiosi sulle spalle. "Io sono Phoebe", si presentò l'altra sorella, agitando una mano in aria. Willow e Xander mossero un passo avanti e dissero all'unisono: "Noi siamo Willow e Xander, gli aiutanti". Passeggiarono, per alcuni minuti, lungo i marciapiedi decrepiti, che costeggiavano la spiaggia, in un silenzio tombale. Poi Buffy sospirò: "Sarebbe meglio fare rifornimento, prima di affrontare i non-morti". "Cosa intendi per rifornimento?", chiese Phoebe. Sul volto della Cacciatrice si dipinse un'espressione incredula. "Munirsi di paletti, acqua santa, crocefissi...". La strega annuì. "Già, giusto. Ci sono altri modi per uccidere vampiri?". Intervenne Willow. "Beh... oltre i paletti, vi sono la luce, il fuoco... oppure li si può decapitare". "Decapitare? Ma è disgustoso!". Paige inorridì. Xander scrutò l'orario dal suo orologio da polso. Le 18.53. "Sarà meglio fare presto. Tra poco il sole tramonterà". Armate fino ai denti, le sorelle Halliwell, poco dopo, si radunarono assieme a Buffy, Willow e Xander, di fronte all'ingresso della vecchia fabbrica abbandonata, che campeggiava in Madison Street. Nella fioca luce del crepuscolo Paige contemplò quel maestoso edificio in mattoni rossi, che si stagliava minaccioso contro il cielo, quasi ad avvertirli del pericolo che avrebbero corso all'interno. La strega deglutì, terrorizzata da quel pensiero, che le era balenato in mente, e tentò di scacciarlo, scrollando il capo. Poi, sulle sue labbra carnose, fece capolino un sorriso. "Muoviamo battaglia?". La Cacciatrice si strinse nelle spalle. "Perché no?". I sei ragazzi avanzarono in direzione dell'ingresso con riluttanza. Dopo che furono entrati, Willow si chiuse il portone alle spalle con un cigolio sommesso. Buffy prese a percorrere con passo cauto il vasto androne, in cui gravava uno sgradevole puzzo di chiuso, paletto in pugno, sguardo vigile. Xander la seguiva guardingo, crocefisso alla mano, occhi che frugavano l’oscurità. Phoebe, assieme a Willow, annaspava nella debole luce, che trapelava dalle poche finestre sbarrate, brandendo un paletto. Piper e Paige precedevano il gruppetto, voltandosi di scatto, quando un rumore, seppur flebile, squarciava il silenzio. D'improvviso un uomo dalla figura imponente entrò nella sala e arrivò alle loro spalle. Aveva il naso adunco, il volto solcato da profonde rughe e gli occhi cerchiati di rosso. Mostrò i denti aguzzi in un ghigno. Paige impallidì. "E' uno di loro. E' un vampiro!". Buffy prese il coraggio a due mani e fece un passo verso il succhiasangue, mentre il resto del gruppo indietreggiava. "A quanto pare, la tua presenza e quella dei tuoi amici, qui, a San Francisco, non è gradita. Quindi consiglio a te e alla tua cricca di svignarvela". "E tu chi diavolo saresti?", fece il <>. Un ampio sorriso increspò le labbra di Buffy. "Io sono la Cacciatrice". Il vampiro la osservò inerte, con aria confusa. "Bellezza, dopo la distruzione di Sunnydale ve ne sono migliaia di ammazzavampiri, in tutto il mondo. Tu sei solo un'altra Cacciatrice da far fuori. Pensa, finora ne ho uccise già tre". Un brivido percorse la spina dorsale di Buffy. "Beh... tu non sai che... sono quella che ha... distrutto il Primo", disse, con poca convinzione nella voce. Il vampiro sollevò gli occhi al cielo. "Sì, sì, dicono tutte così". Willow aggrottò le sopracciglia e mosse un passo avanti. "Guarda che non sta mentendo". Il succhiasangue le scoccò un'occhiata severa e la dea si pentì del gesto, quindi arretrò nuovamente. Frattanto l'ammazzavampiri aveva colto la palla al balzo: senza che se ne fosse accorto, si era portata di fianco al vampiro e gli aveva trafitto il cuore con il paletto, che teneva stretto in pugno, incenerendolo. "Ah, grazie al cielo! Pensavo che mi avrebbe squartata!", disse Willow, tirando un sospiro di sollievo. Piper si schiarì la gola. "Dove pensi che siano gli altri vampiri?". La Cacciatrice alzò le spalle. "Non saprei. Ma... questo stabilimento è immenso. Probabilmente sono nascosti in una stanza". Il gruppo percorse per intero una vasta sala, ingombra di vecchi macchinari, dilaniati dalla ruggine, con aria furtiva. Quando udì rantoli cupi, che provenivano dalla stanza adiacente, si bloccò. Buffy si diresse verso la porta sbarrata e la spalancò, assestandovi un calcio poderoso. Paige, esterrefatta, cercò di soffocare un grido, innanzi a quell'orrido spettacolo: tre vampiri, intenti a nutrirsi del sangue di una bambina, riversa a terra, in una pozza di sangue, erano acciambellati su un'estremità dell'aula; un altro "non-morto" era chino su un uomo sulla cinquantina, dai capelli brizzolati, i lineamenti cesellati e il viso tutt'altro che smunto, il quale si dimenava, nel tentativo di divincolarsi. "Ehi, lasciateli stare!", intimò loro Xander, puntando una balestra contro il vampiro, che era in procinto di affondare i denti nel collo tozzo e smagrito dell'uomo. I vampiri, colti di sorpresa, scattarono in piedi e ingaggiarono una breve lotta con le sorelle e i tre amici. Alla fine, dopo aver combattuto strenuamente, i nostri eroi la spuntarono. "Ah, è stata una battaglia davvero estenuante!", commentò Phoebe, tergendosi la fronte col dorso della mano destra. "Già", dovette ammettere Willow. Silenzio. Dopo Buffy, asciugandosi un rivolo di sudore, che le scorreva sulla guancia sinistra, si avvicinò alle Halliwell e curvò le labbra in un sorriso allargato. "Che ne direste di festeggiare, magari con un drink?", propose. Piper lanciò una fugace occhiata alle sorelle, sorrise e fece un cenno d'approvazione. "Sarebbe l'ideale!".Willow, Xander e Buffy assieme a Piper, Phoebe e Paige uscirono dalla vecchia fabbrica abbandonata, lasciandosi alle spalle quello sfacelo.

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