sabato 17 gennaio 2009

Un particolare ragazzo atessano (pt.3): gran finale

3 Discesi una rampa di scale e aprii la porta. Uscii nella tiepida aria pomeridiana. I miei genitori mi avevano concesso di fare due passi per prendere una boccata d’aria, dopo aver sfoderato il mio miglior sorriso da bravo ragazzo. Mio padre aveva acconsentito con riluttanza, ma quando un sorriso aveva increspato le sue labbra piene, i suoi lineamenti compatti e duri si erano addolciti e aveva aggiunto con voce pacata e sommessa: “Una passeggiata ti farà certamente stare meglio!”. Strinsi gli occhi, quando una folata di vento mi investì in pieno viso. Poi percorsi ad andatura lenta un ripido sentiero. Poco dopo, svoltai l’angolo e imboccai Via Cavalieri di Vittorio Veneto. Notai alcune persone assiepate attorno alla scena del crimine. Mi avvicinai col mio consueto passo cauto e distinsi appena il nastro giallo che la delimitava. Un agente di polizia rivolgeva domande ad un anziano dall’aria malsana e dall’aspetto burbero. Un giornalista discuteva animatamente con una signora dalle sopracciglia cespugliose, arcuate e la capigliatura malcurata. Roteai gli occhi e scorsi un uomo in tuta bianca, chino sull’asfalto, che tracciava con del gesso la posizione in cui era stato rinvenuto il cadavere della donna. Rabbrividii. Dopo un lasso di tempo incrociai le braccia sul petto, mi voltai e feci per allontanarmi, ma… “Ehi, tu! Fermati!”. Una voce alle mie spalle mi bloccò. Mi volsi nuovamente verso la scena del crimine e squadrai l’uomo che mi chiamava. Aveva un viso scarno, smunto, incorniciato da una massa di capelli neri e scompigliati; gli occhi erano di un azzurro intenso, profondo; e quelle labbra screpolate erano tutt’altro che in sintonia con quel mento a V. Immaginai che quell’uomo fosse uno sbirro, poi lo vidi consultare una scheda che teneva saldamente nella mano sinistra. Il poliziotto sollevò lo sguardo e mi fissò a lungo. “Corrispondi esattamente alla descrizione del ragazzo che alcune persone hanno visto fuggire dalla scena del crimine”, disse. Maledizione, mi sono fatto beccare, pensai. Osservai intimorito la gente che mi scrutava con gli occhi sbarrati. Tentai, quindi, di darmela a gambe, ma era troppo tardi: due uomini dal fisico possente mi agguantarono per le braccia e mi trattennero. Lo sbirro mi ammanettò ed io tirai un lungo sospiro, consapevole di dover trascorrere il resto dei miei giorni in gattabuia.

1 commento:

  1. ciao Andrea, ti ringrazio per la visita che ricambio con piacere. Mi spiace di non poter più votare per il sondaggio "Vi piace la letteratura medievale italiana". Avrei risposto senza dubbio SI, visto che sono un appassionato cultore di Dante e Petrarca. Il sentimento per la Donna Angelicata, i dolori del Dolce Stil Novo io li conosco bene, applicandoli nella vita quotidiana alle mie relazioni. Solo che le donne di oggi sono un po' più sveglie e smaliziate delle "madonne" di 700 anni fa e quando trovano un "cavalier cortese e puro"... lo sfruttano e lo prendono per il culo.
    E poi un cavaliere cortese, orrendamente brutto, chissà come mai non colpisce l'immaginario femminile...

    Tornerò a trovarti, mi spiace che tu mi abbia trovato in una fase ben poco produttiva e priva di stimoli. cercherò di farmeli ritornare.

    un saluto dal blog dei brutti

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