sabato 1 agosto 2009

Delirio (2^ parte)

Marco Travaglini si svegliò di soprassalto con la fronte madida di sudore. Si volse in direzione del comodino di fianco a lui e accese l’abat-jour. Capì che non era stato l’irritante trillo della sveglia a destarlo, ma una strana melodia che proveniva dal suo cellulare, che agguantò con un movimento meccanico della mano destra e si portò all’orecchio. Pigiò un pulsante ed attivò la chiamata. “Chi diavolo è?”, articolò con voce impastata. “Travaglini, si vesta e venga immediatamente in Via Quattrini”. Era il commissario Marchi, uno dei poliziotti più onesti che avesse mai conosciuto. Il suo tono di voce era imperioso, evidentemente aveva bisogno di una mano. “È successo qualcosa?”, disse Marco, sbuffando e scarmigliandosi i folti capelli corvini con una mano. Il commissario ebbe un attimo di esitazione. Dopo qualche istante si decise a parlare. “Una donna è stata fatta fuori a colpi di pugnale. Ti racconterò tutti i dettagli quando sarai qui, d’accordo?”. A quelle parole l’agente sussultò e si tirò a sedere. Un brivido gli serpeggiò lungo la schiena. “O…okay”, balbettò. Poi interruppe la chiamata. Quando Luigi aprì il portone di ingresso, la figura imponente di un uomo gli si parò innanzi. Lo sguardo del docente indugiò per un lungo istante su quel viso pingue, poi si soffermò su quegli occhi inespressivi. “Chi è lei?”, chiese con la voce rotta dal pianto e gli occhi velati da lacrime amare. L’omone chinò il capo sul petto e pescò da una tasca posteriore dei suoi jeans sbiaditi una tessera, che gli porse. Luigi la prese, la scrutò rapidamente e gliela restituì. “Quindi lei è un agente. Immagino che sia qui per mia figlia”. “Esatto”, esordì il poliziotto. Con una specie di ghigno dipinto sulle labbra, l’uomo gli si fece vicino e lo afferrò per il bavero della giacca sportiva che indossava. “La prego, la supplico: mi porti sulla scena del crimine, voglio vederla”. L’agente scrollò il capo con un unico, impercettibile cenno ed esalò un respiro profondo. “Mi spiace, non mi è consentito accompagnarla.” A quel punto Luigi non riuscì a contenersi e le lacrime presero a sgorgargli copiose dagli occhi. “Almeno mi dica cosa è accaduto precisamente. Mi parli del modo in cui è stata assassinata. Avete dei sospetti?”, proruppe. Il poliziotto abbozzò un altro cenno di diniego e levò una mano in aria, intimandogli di tacere. “Signore, sono qui solo per mostrarle una cosa”. Detto questo, si mise a frugare nella tracolla che aveva con sé e dopo un lasso di tempo ne estrasse un sacchetto di plastica trasparente che conteneva un pugnale insanguinato. Glielo mostrò. E con aria interrogativa gli fece: “L’ha mai visto in precedenza?”.

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