sabato 31 luglio 2010

Ricordi del futuro

di Andrea Cinalli

6 ottobre 2009. È una torrida giornata a Los Angeles, dove l'estate non ha ancora ceduto il passo all'autunno. C'è chi approfitta del sole cocente per prendere la tintarella, non pago della stagione estiva. C'è chi, armato di coraggio (e pazienza), fa due passi sull'affollatissimo lungomare. E c'è pure chi si ritrova a lavorare senza sosta, ignorando il caldo.

Il ritratto della monotonia della West Coast.

Cosa potrebbe mutare un giorno così placido in un incubo infernale? Un nubifragio? Un tornado? Un maremoto? Macché.

Alle undici in punto tutti gli abitanti del pianeta perdono i sensi per due minuti e diciassette secondi. Quando rinvengono, uno scenario apocalittico si para davanti ai loro occhi: grattacieli cadenti, esplosioni, incidenti a catena, aerei precipitati, strade pullulanti di cadaveri sbalzati fuori dalle auto distrutte. E non è tutto: in quel lasso di tempo, ogni essere umano ha avuto una visione relativa a un giorno ben preciso del futuro, 29 aprile 2010.

Le reazioni dei sopravvissuti potete immaginarle. Gioia, sconcerto, paura. Tutti devono fare i conti con ciò che hanno visto, e rapportarsi con la propria visione non è per nulla facile, specie se non preannuncia niente di buono.

Il punto di vista scelto per narrare i fatti che mettono in ginocchio l'intera razza umana è quello di Mark Benford, scapestrato agente federale. Nella sua visione è in ufficio, nella sede losagelina dell'F.B.I.. Immerso nel silenzio e nell'oscurità, fissa esasperato la bacheca in cui sono conservati gli indizi relativi al black-out, quando un rintocco di passi attira la sua attenzione. Uomini in abito nero e dai volti mascherati irrompono negli uffici imbracciando un fucile. Chi sono? Cosa vogliono?

Da questo semplice flash hanno inizio le indagini sulla catastrofe coordinate dallo stesso Mark. A lui e al suo team, costituito dal fido Demitri e dall'hacker Janis, l'arduo compito di risalire ai colpevoli. I dubbi al riguardo, però, sono molti e non di poco conto: e se fosse una punizione di Dio? E se il mondo si stesse “ribellando” a noi?

Una raffica di interrogativi di episodio in episodio tengono viva l'attenzione del telespettatore, che entra in empatia con le debolezze e le fragilità dei personaggi e si lascia coinvolgere dal grande mistero che grava in tutti i ventidue episodi di cui si compone la serie. Il racconto, benché arricchito ovviamente dai flashforward, scorre limpido e lineare fino ai titoli di coda: neppure una scena stride col resto a rallentare il ritmo concitato che caratterizza il telefilm.

Evidente è l'impronta di David S. Goyer. Un nome, una garanzia.

Il visionario autore di “Batman Begins” è riuscito a conferire a “FlashForward” quell'aura di mistero e sacralità tipica delle serie destinate ad assurgere all'olimpo dei supercult seriali. I dialoghi brillanti dell'episodio pilota, velati da un'ironia tagliente, sono un chiaro tratto distintivo del suo indiscusso talento, per non parlare delle scene apocalittiche che danno avvio alle intricate trame.

In rete, e prima ancora durante la campagna di promozione della ABC, è affiorato l'accostamento con un altro serial che ha fatto dei misteri a go-go e della ricchezza narrativa il suo fulcro. <<“Lost” ha trovato un degno erede>>, titolavano mesi fa i tabloid statunitensi. Ed effettivamente lo show messo in piedi da quel geniaccio di J.J. Abrams qualche punto di contatto con “FlashForward” ce l'ha: due volti della storica serie vi sono stati assoldati (Sonya Walger, la moglie di Desmond, e Dominic Monaghan, la rockstar Charlie) e i due minuti e diciassette secondi del black-out globale sembrano collimare con la durata del terremoto che ha devastato la famigerata Isola nella quarta season. Piccola chicca: di fronte a questa bizzarra coincidenza, c'è persino chi ha ipotizzato che “FlashForward” ne fosse lo spin-off (telefilm nato da una costola di un'altra serie). In comune anche il tema della redenzione, dell'ignoto e – soprattutto – della predestinazione, vero caposaldo di FF.

Peccato che le avvincenti premesse non siano state sufficienti a risollevarne le sorti (già da marzo incerte) e ad assicurargli un secondo ciclo di episodi. I fan, però, sono in rivolta e non demordono, fiduciosi che prima o poi Starz Tv o ABC cedano alle pressanti richieste di una nuova stagione.

Assisteremo mai al degno epilogo della vicenda? Magari è destino.

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