mercoledì 6 febbraio 2013

Dottorè, si ricoveri lei

Per il serial-addicted il mese dei pilot (ottobre) è quello più denso di aspettative. Con un sorrisone a trentadue denti ci si appresta a fare scorpacciata di carrellate di primi episodi, quelli gustosi e fragranti appena sfornati dagli USA e piazzati sulle rigogliose tavole imbandite del web. Inebriati, gli occhi lampeggiano di speranza, immagini spettacolari - di superba qualità cinematografica - s'affastellano nei pensieri. 
Poi si incappa in Emily Owens. E lì, beh, le speranze sfioriscono come crisantemi avvizziti su una tomba di pietra di inizio '900. 
Sapete, a prescindere dal floppone annunciato per l'appartenza al genere medical, di cui ogni tema è stato meticolosamente sviscerato da E.R. e Grey's Anatomy, la nuova serie WC (rete altrimenti nota come Bimbominkiopoli, ma probabilmente vi sarà giunta alle orecchie la sigla CW) induce quelle evacuazioni portentose che lascia irritato il deretano per ventiquattr'ore. Niente scherzi: un toccasana per chi accusa costipazione. Provare dopo una cena pesante per credere.
Al centro delle sfilacciate fila narrative c'è la protagonista omonima, dottoressa che, conclusi gli studi, intraprende l'avventura lavorativa. Al fianco di chi, vi chiederete voi? Ma del belloccio affisicato e timido, 'manco fosse una checca naif in calore. Quello di cui - quando si dice l'originalità - Emily si invaghisce. Ma nel momento in cui gli confida la cotta, toh, riceve il due di picche: Will, che già la conosceva dai tempi del college, la considera una sorella. Nulla di più. (E qua via con orde di bimbette a spillare lacrimoni) Sarà vero? Oppure nei meandri di quei fasci muscolari si anniderà una recondita attrazione per la tizia?
Insomma, il genere di quesiti su cui - dopo un Lost, un FlashForward, ma anche la novizia The Following - mi pare ragionevole ricamare una stagione televisiva. Tra un triangolo, un quadrato e un trapezio amoroso, si arriva al season finale col novello Shepard che realizza di provare sentimenti per Emily quando questa s'è spinta fra le braccia di un altro collega. Svolta coi controcazzi, eh.
Ciò che spiace è la sorte avversa degli interpreti, che certo non meritavano script così imbarazzanti. Non Justin Hartley, che nelle ultime annate di Smallville un pizzico di bravura l'ha dimostrato. Non mi sarebbe riuscito arduo credere che, sottoposto alle interviste di rito, arrivato il momento di annunciare il serial come "una piacevole e interessante novità", avesse simulato un lancinante attacco di diarrea per fiondarsi nel cesso a sfogare l'accesso di risa. Certe baggianate non te le puoi proprio cavà di bocca.

Nessun commento:

Posta un commento