venerdì 8 febbraio 2013

Esperimento sociale: metti un bigotto davanti a una serie USA

Il bigotto italiano è da sempre una figura di un certo fascino. Con una sicurezza che poggia su superstizioni e massime popolari, come si può non capitolare per quest'umanoide tutt'altro che in via di estinzione, checché ne dicano fior di sociologi? Spavaldo, gonfio di sé e delle sue convinzioni - cementate, sottolineiamolo, senza alcuna vera esperienza di vita, solo sulla base della propria grigia quotidianità - è un essere che mi attrae visceralmente. Sia chiaro: niente allusioni sessuali (brutti porci, che andate a pensare?!). Mi alletta l'idea di studiarlo da vicino, coglierne le più infime reazioni e, da stalker provetto, scrutarne le microespressioni. Tutto per carpire i segreti di questa mentalità che in tanti additano come principale responsabile del desolante panorama sociale di casa nostra. Insomma, quella che nel mio mondo fatto di immaginario televisivo, sarebbe una mentalità da fiction italiana.
E siccome la serialità tv vorrei fosse il mio campo professionale (dovessi giocarmici un supercult come Homeland), ordisco uno stratagemma tutto imperniato sui telefilm americani.
Da scaltro calcolatore quale sono, propongo la visione di "una cosa bella che stanno dando in tv". Nessuna menzione al titolo o alla produzione, solo qualche accenno di trama con nonchalance. Così, giusto per accendere la curiosità. E ovviamente nessun riferimento all'origine americana del prodotto. Guai a fare altrimenti: so già che si leverebbero cori di protesta e due mani grosse e callose mi artiglierebbero i polsi per strapparmi via il telecomando.
Così, senza profondermi in ulteriori dettagli, m'assesto in poltrona dissimulando quella curiosità che mi provoca un formicolio sottocutaneo. E mentre tutti gli occhi sono puntati verso lo schermo, io mi godo un altro, di spettacolo.
Mentre una biondina vestita di tutto punto, seguita da un corteo di gente azzimata, corre in spiaggia per scoprire il corpo esanime del fidanzato con uno squarcio sanguinolento sulla schiena (ehm, scena familiare, cari Revengers?), nella stanza è tutto un rantolio sommesso, nasi storti e denti digrignati, 'manco fosse irrotto il troll di Harry Potter a spargere fiumi di muco refrigerante.
Partono i titoli di testa quando due paia d'occhi, carichi di una velata minaccia di linciaggio (velata, ma mica tanto), si appuntano su di me. Un lampo di follia balugina in quei tizzoni ardenti, al che una voce sprezzante mi fa: "E' una di quelle cazzate che guardi tu, vero? Tutti spari e morti ammazzati pe' mette l'angoscia!"
Senza battere ciglio, depongo il telecomando e m'allontano silenzioso. Una sola certezza mi ronza in testa. Sì, sono davvero loro la causa di 'sto schifo di società.


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