giovedì 28 febbraio 2013

Switched off - Al posto tuo (spegnerei la tele)

La famiglia Mulino Bianco. Sì, proprio loro: madre vestita di tutto punto con una crostata appena sfornata in mano e una spaccatura sul viso che vorrebbe essere l'imitazione di un sorriso; pater familias con un guizzo beffardo negli occhi che vorrebbe suggerire una malcelata bontà d'animo ma gli conferisce un'aria da vecchio volpone; figlioccio apparentemente scapestrato ma in realtà fighetta dal cuore d'oro; figlia artista anticonformista che però da brava pecorella smarrita torna sempre nel suo gregge. Il classico quadretto famigliare la cui esistenza scorre indisturbata sui binari del tedio. Tutto ciò almeno fino a quando il treno della monotonia non deraglia e finisce per falciare anche un'altra, di famiglia. Una meno convenzionale: composta da madre, figlia e nonna residenti in una malfamata cittadina ispanica.
E' così che in "Switched at Birth - Al posto tuo" un test scolastico rivela che le figlie delle due famiglie non sono nate dai rispettivi genitori, ma sono state scambiate alla nascita per un errore medico (esordio fantascientifico, ma sorvoliamo). Raccogliendo i cocci del disastrato nucleo domestico, da bravi conservatori che si amputerebbero gli arti pur di non vedersi inficiata la reputazione di cittadini modello, la famigliola tradizionale propende per la scelta più difficile. Assoldare un killer per coprire la faccenda? Seh, magari! Liquidare le straccione che hanno pasciuto la figlia illegittima con un gruzzoletto in banca? No, ma peccato per loro.
Decidono di convivere tutti sotto lo stesso tetto, per conoscersi meglio, per cercare di recuperare gli anni perduti senza turbare ulteriormente gli equilibri domestici. Deludente, nevvero?
Per noi thriller dipendenti, sine dubio. Tuttavia, le premesse per allestire uno spettacolino decente c'erano tutte: le difficoltà di approccio fra figlie e genitori biologici; il rapporto astioso fra i genitori sempre all'erta per delimitare il reciproco campo d'influenza sulle ragazze; la diversità di una di loro, non udente ma in grado di comunicare con tutti.
Temi affrontati con leggerezza, a beneficio del pubblico "meno avveduto" (per essere proprio, ma proprio gentile), a discapito degli spettatori più accorti, che resistiti fino a fine ciclo arrivano esasperati a invocare il ritorno dei Candem. Non solo: senza contraddire il marchio ABC Family, trama e sottotrame confluiscono sempre nell'abusato "volemose bene". Beghe, screzi e dispute terminano con un abbraccio e un sorrisone tirato, mai che volasse un vaffanculo (o un "fuck it/fuck off", rimanendo in terra d'America). Senza contare che poi gli autori, già al primo giro (di 30 episodi, record!), si son bruciati tutte le carte vincenti dello scarno mazzetto, rimanendo stoicamente appigliati al rapporto fra udenti e non, unico vero focus della season 2. Un consiglio per frenare l'emorragia di ascolti e la vicina bocciatura? Che mamma Kennish metta su il miglior completo per una capatina in chiesa a far voto alla Madonna. E ora andate in pace, fuck off.



2 commenti:

  1. ahahah :D

    l'ho seguito pochissimo ma mi ha dato subito quell'impressione da famiglia mulino bianco...
    potrebbe quasi ambire al poco ambito titolo di nuovo settimo cielo.

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  2. Ahah, un titolo conteso pure da "Vita segreta di una teenager americana". Sfida all'ultimo Ave Maria :D

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