domenica 13 ottobre 2013

Messo a segno colpaccio (di scena): siamo ostaggi di "Hostages"



La scuderia è la CBS. (Ahia.) Il concept di partenza eguaglia quello di un qualunque crime drama, pure italiano. (Ahia-ahia.) Tre quarti di cast sfodera l'espressività di una mazza di scopa (Ahiaaaa, cazzo di male!). Eppure, vi dirò: la visione dei primi episodi non è stata tutta quella sofferenza. Se la mano non era granché fortuita, gli autori hanno ponderato le loro mosse, rimestando le carte e sovvertendo l'andamento della partita. Già l'intenzione di guardare dritto verso l'orizzontalità delle trame, piuttosto che inerpicarsi sulla scogliosa verticalità, va plaudito. E diamoci un taglio, una coltellata e pure un colpo di revolver a 'sti polizieschi tradizionali, arenati su sterili schemi episodici, con investigatori immutabili che, se subissero un trauma, nella puntata successiva sarebbero già tirati a lucido a guisa di Tom & Jerry.
Doppia punta di diamante che redime il cast prossimo alla mediocrità sono Toni Collette e Dylan McDermott, la prima arcinota nella bi-tri-quadri-polarità di "United States of Tara", il secondo celebrato per le arringhe di "The Practice" e i brividi delittuosi di "American Horror Story: Murder House". La Collette veste il camice della dottoressa Sanders, alla ribalta della cronaca per il compito di supervisionare l'operazione del Presidente degli Stati Uniti. Un compito che, se portato a termine con successo, potrebbe deturparle il quadretto famigliare: è quanto minaccia un McDermott irrotto in casa, intimandole di stroncare Mr. President. La tizia pare ubbidire, salvo poi tirarsi indietro nel momento cruciale, preservando sia la quiete domestica che l'esecutivo USA. O almeno tale è la speranza che guizza flebile fra i nervi a pezzi.
Degna di nota sì, ma non eccelsa è la recitazione della Collette. Ciò non perché l'interprete fosse fuori forma. Assolutamente. L'impressione è che il talento recitativo sia imbrigliato da una sceneggiatura nettamente sproporzionata verso una cura certosina per i 'turning points', che poco spazio lascia all'introspezione dei personaggi. Quasi si legge frustrazione sul suo viso, una voglia e una spinta a dare di più, ahinoi vistosamente tarpate.
Dylan McDermott, invece, è a suo agio nel passamontagna. Il ruolo del cattivone ce l'ha impresso nel DNA, benché sia la prima volta che glielo appioppino in ambito seriale. Occhi glaciali, sguardo impenetrabile e voce ferma sono gli ingredienti di una performance riuscita, che assieme all'estro della Collette si eleva a pilastro acchiappa-ratings del serial. Anche se - e qui ahia davvero - gli indici d'ascolto non sono dei più lusinghieri. Non per un'esigente CBS, arroccata sui 19 milioni di telespettatori di NCIS.
Dunque, nonostante sul piano narrativo la serie stia dimostrando "gambe" solide rivestite di muscolacci - per l'abilità di Jerry Bruckheimer di scovare e ampliare sempre nuovi spunti puntata dopo puntata - potrebbe presto arrestare la sua corsa, nutrita com'è da appena 5-6 mln di viewers. Un crime che non dovrebbe essere punito così severamente. Massimo un mesetto in ostaggio degli archivi CBS e poi il rilascio all'affetto di una rete 'cable'.



2 commenti:

  1. anche a me non dispiace.
    la cosa che mi piace di più è che ha un che di vagamente alla 24. e poi è un'americanata che tutto sommato funziona, peccato che proprio gli americani non stiano apprezzando...

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    1. Già, un vero peccato. Spero - ma la mia è una "speranza che guizza flebile fra i nervi a pezzi" - che in caso di cancellazione si metta avanti un'altra rete :D

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