giovedì 4 dicembre 2014

Stranaggente


Non poteva tollerarli. Non poteva starsene lì, ai margini della scena, a simulare una gioia che non provava solo per adeguarsi allo spirito della collettività.
Da qualche ora erano in corso le riprese della nuova edizione di “Stranamore”, e un inviato tutto azzimato porgeva un microfono a una coppietta che pareva ignorarlo, assorbita da smancerie. Ogni volta che il giornalista esordiva con un “Allora, cosa vuoi dire alla tua ragazza?” e il ragazzo dimenticava la battuta, comicamente perso negli occhi della compagna, la troupe si interrompeva e riprendeva daccapo.
Marco, appena mollato dalla fidanzata dopo un fidanzamento decennale, proprio non le digeriva simili scenette. Non ora, non in quei frangenti quando tutto ciò cui anelava corrispondeva a divano, plaid e birre per smaltire i postumi dell’amore sfiorito. Forse si sarebbe lasciato allietare solo alla mezza età, quando accasato e ammogliato – chissà con chi – l’avrebbe assaporato con sguardo nostalgico, tal quadretto.
Suo malgrado, era incappato nella zona transennata di Piazza Martiri una mezz’oretta prima, e per transitarvi avrebbe dovuto attendere che i cameramen terminassero. Aveva allungato lo sguardo a destra e sinistra, si era lambiccato la testa alla ricerca di una via alternativa. Ma niente da fare. Per giungere dall’altra parte non aveva che da pazientare.
Un signore, imbronciato quanto lui, aveva arrischiato l’attraversamento durante l’ennesima dimenticanza del fidanzato, che a guardarlo bene – gli occhi sorridenti, il sorriso volpesco – si sarebbe detto lo facesse di proposito per dilatare il momento di gloria, conscio che – spente le telecamere – avrebbe fatto ritorno alla quotidianità con una compagna da cui neppure era così preso. Un omone grosso quanto la statua di marmo allocata nella piazza attigua gli aveva avviluppato le spalle con le braccia possenti e l’aveva scaraventato oltre la ferraglia a protezione della scena. Come se non bastasse, s’era pure attirato un coro di protesta da parte delle casalinghe che assimilavano estasiate il sogno d’amore e che non avrebbero permesso a nessuno di calpestarlo. Il signore, sconcertato, aveva chiesto di visionare un permesso accordato dal Comune, e l’altro per tutta risposta gli aveva sventolato il pugno sotto il naso, mentre in sottofondo partivano gli scrosci di applausi.
Non gli rimaneva che starsene lì, e aspettare la liberazione del passaggio. A braccia conserte, con le ultime tracce di pazienza che soccombevano all’astio.
“Non è meraviglioso?”, si sentì chiedere da una nonnina dai capelli arruffati, come se – presa dall’eccitazione – si fosse messa a scuotere spasmodicamente la testa. Lui atteggiò le labbra a un sorriso, annuì svelto. Poi guardò dietro. Meditò di bazzicare ancora nei paraggi, rivisitando vetrine e negozietti che aveva appena spulciato. Col rischio di imbattersi in Rosa, l’ex fidanzata.
Anche lei teramana, capitava sovente di scontrarsi per le vie del centro. Se in passato la casualità aveva il sapore di una sorpresa piacevole e rinfrancante, oggi era quanto più paventava.
Avrebbe rimirato quegli occhietti infossati e con la mente li avrebbe rivisti inumiditi dal pianto. Avrebbe contemplato il labile perimetro delle labbra sfumato dal rossetto e nel pensiero avrebbe visto le lacrime che vi si erano raccolte. Immagini che voleva solo scrollarsi di dosso.
Quel giorno non l’aveva ancora incrociata e qualcosa gli diceva che se fosse tornato ad avventurarsi nel dedalo di vicoletti si sarebbero visti.
Quindi, rassegnato, se ne stette lì, nell'attesa che il sadico occhio della telecamera carpisse le accorate chiose dell’innamorato. Che tutto, fuorché innamorato, gli pareva. Una sensazione che si irrobustiva ripresa dopo ripresa.
A un certo punto, quando gli occhi si fissarono in un punto oltre il set senza davvero vedere nulla, si ridestò di colpo. “Marco!”
Qualcuno lo chiamò a gran voce. Sulle prime, non colse la provenienza e si gettò un’occhiata alle spalle. Poi la vecchietta dalla chioma sfatta gli assestò un colpetto sul braccio.
“Ragazzo, mi sa che cercano te!”
E lui si lasciò guidare dagli occhi porcini verso il centro della scena. Dove i piccioncini si stavano allontanando e i cameramen si rivolgevano a lui.
D’un tratto, nel guazzabuglio di emozioni che gli vorticava dentro – tedio, rabbia, stanchezza – prese il sopravvento la paura. Paura di finire al centro dell’attenzione, spogliato dagli occhietti famelici delle baldracche scampate alla prigionia di tv e poltrona. Si puntò  l’indice al petto, spiazzato dal colpo di scena. Ma proprio io?
L’omone che aveva scacciato il signore ora si sciolse in un sorriso benevolo. Gli fece cenno di avvicinarsi, scostandogli la transenna. Qualche vecchiaccia, spiccando un balzo indietro per non finire colpita, guaì. Lui la tacitò con un’occhiata traboccante di furore.
Marco serpeggiò fra la folla, avvampato per l’imbarazzo. Solo quando fu al centro del set, la testa – obnubilata dalla sorpresa – riprese a girare. Ed elaborò una serie di congetture su quanto si stava per verificare, cogliendo nel segno.
Dalla parte opposta della barriera si intrufolò una figura esile che riconobbe all’istante. Innescando quel profluvio di immagini che proprio voleva dimenticare.
Rosa si portò di fronte a lui, il labbro tenuemente tinteggiato e gli occhi fluttuanti in un alone di cipria nera. Lesta, una camera guizzò tra di loro. 
Lei diede un colpetto di tosse che tradì ansia mista ad eccitazione. “Caro Marco – attaccò con una vocetta stridula che proprio non le si attagliava – E’ da qualche giorno che ci siamo separati, ma ti rivoglio con me…”
Marco restò di sasso, il viso sbiancato e gli occhi lucidi. “E per dirmelo avevi bisogno di ‘sto puttanaio?”
Non percepì lo squittio di risposta, sommerso dalla ferocia del ciccione che lo tempestò di pugni e dalle maledizioni scaraventate dalle nonnine.

2 commenti:

  1. bel racconto! :)

    ah, quanti ricordi stranamore.
    ma l'ispirazione come ti è venuta? per caso lo trasmettono ancora?

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    1. Stavolta m'ha ispirato la cronaca cittadina :-)
      A quanto ho letto, si tratta di un programma condotto dalla Tatangelo che si ispira al vecchio show :-)

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