venerdì 1 maggio 2015

Jogging saffico


Laura non se la sentiva più di correre. Aveva il fiato corto. Spalmò la mani sulle ginocchia in attesa che il respiro si assestasse a un ritmo regolare. Quando considerò di aver racimolato abbastanza energie per spingersi e buttarsi sulla panca di legno lì vicina, mosse piccoli passi felpati.
Luana, che si accorse di non essere più seguita dall'amica, si voltò. Un sorriso le si allargò sul viso livido e madido di sudore. "Lo sapevo che non avresti resistito!", esultò, gli occhi che brillarono trionfanti neanche si fosse laureata campionessa mondiale.
Laura, che alle sconfitte non era avvezza, neppure a quelle marginali e risibili incistate nella quotidianità, digrignò i denti. Un repentino cambio di espressione evidenziato da rughe che dai lati della bocca culminavano sotto le palpebre, risaltando un neo rosso carminio. La testolina, già provata dal caldo e dalla fatica dell'esercizio, provò a elaborare una risposta al vetriolo con cui folgorarla. L'importante era che la infarcisse di insulti velati in modo tale che se li avesse colti a fondo avrebbe potuto spiegare che non intendeva esattamente quello. Uno "stronzetta" condito da un sorrisetto a fior di labbra? Una "puttanella" gridato con ferocia subito seguito da un mitigante risolino?
"Ti ci vuole proprio tanto per riprenderti, eh?", la punzecchiò l'amica, il sorriso sfarfallante di trionfo che si intensificò. Laura, che si era finta impegnata a saggiare la resistenza delle stringhe delle scarpe, annodate in tutta fretta prima di turbinare alla volta del parco, alzò occhietti innocenti. Ammirò l'amica che a pochi passi da lei, col sole che le carezzava gli avambracci imperlati di sudore, già sanciva la vittoria agognata da piccola, quando contendendosi il bel ragazzetto o volendo imporre a tutti i costi il proprio gioco alla cerchia di amici desiderava surclassarla.
Con quell'aria da cagna bastonata sperava di suscitarne la compassione, risparmiandosi i commenti giubilanti. E invece quella rincarava la dose.
Laura subito risorse. Mulinò le braccia, schiaffeggiando le zanzare che, calamitate dalle vene pulsanti, le svolazzavano attorno.
Più che a esercizi di stretching di chi riprende la marcia, un passante avrebbe pensato a un questuante che, senza aver raggranellato neppure un centesimo all'imbrunire, scalpita nel tentativo di impietosire i passanti e magari elemosinare vitto e alloggio.
"Uh, guarda, che bonazzo!" La testa di Luana compì una rotazione di quarantacinque gradi, abbracciando, nel campo visivo offuscato da una pellicola di sudore, il terreno incolto che cingeva il parchetto. Un ragazzo sui trent'anni sopraggiungeva a torso nudo dalla curva che conduceva alla via principale.
"Ammazza, da uno così, mi farei caricare sullo scivolo dei bimbi e montare a cielo aperto con tutti che ci guardano e io che muggisco come una scrofa!"
Laura, che pure si era abbandonata alla visione estatica, si illuminò, accesa da un lampo di saccenteria. "Le scrofe non muggiscono. Semmai le mucche!"
Alla faccia dell'amica, uno spettacolo di linee morbide, dove occhi, bocca e naso erano governati dalle leggi dell'armonia, si sovrappose la maschera della primadonna oltraggiata. Una mano, umida, scavalcò il seno prominente per posteggiarsi a lato del collo. "Mi stai dando della mucca? Che stronza che sei!"
"Noooo!", si affrettò a sedarla Laura, gli occhi strizzati fuori delle orbite da un misto di ilarità e scherno. Le dita, contorcendosi nel refolo di vento a enfatizzarne l'esclamazione, disegnarono reticoli d'ombre sulla lingua d'asfalto che, fungendo da sentiero - per quanto malmesso, coi ciuffi d'erba che spuntavano nel mezzo - tagliava in due il parco.
Proprio quando Laura pensò che l'equivoco si fosse dissipato - ora che non si adagiava su doppisensi - una mano le ruotò precipitosamente la testa. Il quadretto bucolico dai colori sgargianti - col ragazzone sullo sfondo - le si annerì ai bordi, facendole paventare un brusco calo della vista.
Laura si massaggiò il viso indolenzito, il dolore che riverberava fin dietro l'occhio destro.
"Lo sai che non mi piace quando guardi tu gli uomini!"
Sulle prime, pensò che fosse l'ennesimo round dell'imperitura gara che disputavano da piccine. Poi il velo di voluttà che ottenebrò lo sguardo a Luana, le suggerì che alludeva ad altro. Qualcosa di più profondo, più intimo, connesso a un segreto tutto loro. Pure questo radicato nell'infanzia.
Con un sorrisetto a mezza bocca, Luana le bisbigliò: "Tu devi pensare solo alla mia patatina!"

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