martedì 1 dicembre 2015

Fuori dal locale


Marco picchia una mano sul tavolo. Magda, sua moglie, lo guarda in tralice, poi distende il braccio sul tavolo.
"Perché ti comporti così? Sembri un ragazzino."
Marco borbotta qualcosa di incomprensibile fra sé e sé. Da quando sono entrati nel locale non ha fatto che spargere lagnanze sulla pessima qualità del servizio. Una cameriera bionda e minuta ha avuto persino l'ardire di appropinquarsi al tavolo e domandare, con la voce bassa di una scolaretta che tra i lazzi e cachinni di una classe chiede di andare in bagno, se tutto andasse bene.
Marco l'ha liquidata con un gesto della mano e un perentorio: "Ci lasci perdere. Noi non torneremo più qui."
Magda ha cercato di calmarlo. Gli ha stretto una mano e gli ha ripetuto più volte di aspettare la fine del pasto per lamentarsi. Magari una volta tornati in auto quando, a stomaco pieno, si sarebbero avviati verso casa.
Ma Marco è furioso. Non sa più cosa sia la placidità.
"Voglio solo andarmene. Ora."
Magda lo fissa coi suoi occhi porcini. Giunge le mani sul tavolo, poi schiude la bocca. Sta formulando mentalmente una frase che possa mettere a tacere il marito. Qualcosa tipo: "Stai calmo e aspetta in silenzio. Quando torneremo a casa ti preparo un bel caffè io, così ti scrolli di dosso la rabbia." Ma capisce che in quel frangente è meglio ammutolire e lasciare che il nervosismo si dissipi da solo.
Distoglie lo sguardo dal marito e scruta bene il locale. Contro la parete di fondo sono addossati una serie di tavoli, tutti occupati da gente azzimata. Una donna si sistema lo scialle sulle spalle, mentre lascia sporgere il labbro inferiore a conferirle un'aria di superiorità. E' come se si sentisse al di sopra di ogni dipendente del locale e volesse darlo a vedere. Magda pensa che non sia una tipa avvezza al lavoro. Dal modo con cui di tanto in tanto getta un'occhiata distratta al marito, seduto al capo opposto della tavola, deduce che è quello, plausibilmente, a sborsare i soldi per i suoi mille capricci.
Magda sposta lo sguardo. Si focalizza su un manipolo di ragazzini che, acciambellati sulle seggiole in fondo a una tavolata di una dozzina di posti, rumoreggia. Un ragazzino dalla folta chioma ramata si stringe contro una ragazzina dall'aria spaurita che immediatamente gli fascia le spalle con il braccino esile.
Magda immagina che i due siano neo-fidanzatini e che siano ancora immersi nelle fasi embrionali di un corteggiamento serrato. Quello che sfocia o in un matrimonio dopo vent'anni, o in una relazione clandestina quando entrambi sarebbero accasati con una moglie e un marito che non amano abbastanza. Ipotesi inverosimile che però in quegli istanti a Magda risulta più che possibile.
Torna a guardare il marito. Ora Marco sorregge con dita tremule forchetta e coltello. Sembra intento a tagliuzzare la fettina di pollo che la cameriera bionda, avvampata per l'imbarazzo del frettoloso scambio di parole di poco prima, ha deposto sotto il suo naso.
Magda lo degna appena di uno sguardo. Sa che se lo contempla troppo a lungo, quello inarca un sopracciglio e le vomita addosso un predicozzo.
Marco solleva gli occhi dalla sua carne e china il capo di lato con un'espressione meditabonda in viso.
"Credo che questa fettina sia un po' troppo cruda per i tuoi gusti."
"Per te è tutto un po' crudo." Un commento velatamente al vetriolo che si è lasciata sfuggire senza rimuginarci più di tanto. Le è scappato di bocca come quei saluti repentini che lancia al consorte in procinto di uscire fuori di casa per lavoro.
"Okay, scusa. Ma possiamo tornarcene a casa?"
Magda sospira e scostando indietro la sedia, che produce un sibilo acuto che attira l'attenzione di tutti gli avventori, rivolge al marito uno sguardo denso di commiserazione.
"Va bene, andiamo."
Quando entrambi, dopo aver lasciato una banconota da venti euro sotto il bicchiere, varcano la soglia del ristorante, inghiottiti dal freddo invernale, sia la primadonna che il gruppetto di ragazzini applaudono festanti.

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