domenica 10 gennaio 2016

Jane The Virgin, la serie per vergini di serie


Quella tv che disquisisce sul nulla, che vomita visioni sbiadite di vite vacue, che affresca racconti opachi, senza il brillio dell'amore narrativo che fiorisce nell'inconscio dell'autore capace.
E' la tv che ha elargito "Jane The Virgin", nuova serie di punta della rete americana CW.
Perno della matassa narrativa è la gravidanza di Jane, 23enne dalla pancia debordante e una costellazione di nei a torreggiarle sul viso. Fresca di università, da poco affacciatasi al bigio mondo del lavoro, è vittima di un errore medico. Viene inseminata artificialmente, al posto della moglie del tizio cui appertengono i campioni di seme.
A cingerla è un microcosmo di figuri erranti che ciacolano di vite depauperate d'amore affannandosi a fare breccia nel cuore del pubblico. C'è la mamma apprensiva che si issa su tacchi vertiginosi e anela a un posto nel mondo dello spettacolo. C'è la nonna che si esprime solo in spagnolo appigliata ai dettami del credo cattolico dai quali non si discosta mai e che hanno sempre illuminato la sua esistenza sin da piccola. C'è il fidanzato dal viso affilato e il labbro tumido e sporgente che instilla quella parvenza di giallo che conferisce il sapore dell'eterogeneità a un racconto abbastanza insipido. E, infine, tanto per rimpinguare la linea rosa che scorre e superbamente fiancheggia le altre storyline, c'è il proprietario dell'hotel per il quale la nostra Jane offre i suoi servigi e che è inoltre il padre del bimbo che porta in grembo. L'uomo del quale si invaghisce e per cui abbandona il fidanzato.
"Jane The Virgin" è la trasposizione di una telenovela spagnola che in patria ha macinato ragguardevoli indici d'ascolto. Senza troppe stille di sudore, l'autrice, Jannie Snyder Urman, ha sondato il materiale narrativo originale e, filtrandolo attraverso la propria conoscenza della cultura cinematografica a stelle e strisce, ha estrapolato il nerbo narrativo vestendolo dei lucori della serialità trash, marchio di fabbrica della rete CW.
Col piglio professionale della scrittrice navigata, ha tessuto fila narrative che si intrecciano nei nodi di  un umorismo pacato e impercettibile che si spande nello stolido, angusto riquadro del televisore solo a fuggevoli sprazzi, per fugare una tensione narrativa che si respira solo negli apici scenici, a chiusura dell'atto.
"Jane The Virgin" è un racconto dall'incedere rapido che solo la tv pubblica, affamata di sincopate astrattezze narrative, può concedersi. Alle prese coi drammi che sporcano il vivere cotidie, al massimo la protagonista strappa una smorfia scalena al telespettatore sulla via del rilassamento, quello che stremato, al culmine di una giornata campale, si affloscia inerme sulla poltrona, desideroso di leggerezze narrative che non offuschino ulteriormente una concentrazione fiaccata. Una serie per chi è vergine di grandi serie.


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