domenica 13 settembre 2020

Essere gay in Italia

 

Qualche mese fa sono stato intervistato per il mio romanzo su un sito online. Mi è stato chiesto come fosse cambiato il punto di vista degli etero sui temi LGBT, che atteggiamento avessero verso gay, lesbiche e trans. Ho dato una risposta breve e concisa perché non ho mai pensato fosse compito mio fare analisi generali. Non mi sono mai davvero sentito parte di una comunità. Per me, è sempre stata una battaglia personale. Si incontrano alleati lungo il cammino, certo, ma a vedertela con gli insulti, le umiliazioni e le botte alle fine siete tu e la tua pellaccia. Quindi ho esposto il mio punto di vista personale, e un punto di vista molto contenuto: ho detto che sì, le cose a me sembrano migliorate, che si può parlare più liberamente di fidanzati e fidanzate. Ma non ho parlato del "Frocio!" che mi è stato urlato qualche anno fa a un incrocio stradale, nel mio paese. Non ho parlato del figlio del mio vicino di casa affacciato al balcone durante il lockdown che ha sentito la necessità di comunicare al padre, ad alta voce, che "Quesso (moi, ndr) è ricchione".

Ho risposto a quella domanda come se fossi stato intervistato dal Tg1 negli anni Cinquanta. Volevo che il focus dell'intervista restasse il mio romanzo, non volevo che il discorso si ampliasse così tanto. Ma ho riletto quella risposta e mi è sembrata così imprecisa e sbrigativa che adesso ho voglia di approfondirla.

Sì, è vero che c'è stato un sensibile miglioramento nella mia vita e nella società. I temi LGBT sono entrati prepotentemente nel dibattito pubblico con le unioni civili, e da allora anche la tv italiana affrontando gli amori e le vite difficili di gay, lesbiche e trans ha iniziato a educare e sensibilizzare i telespettatori. Ci sono stati documentari Rai in prima serata, il trono di Uomini e Donne, Skam... Qualcosa si è mosso. Millimetri, ma s'è mosso. Quanto a me, dopo il coming out ho selezionato attentamente gli amici, sia nella vita vera che in quella virtuale, e da allora mi sono sempre sentito libero di esprimermi (ho raccontato i dettagli più piccanti e schifosi delle mie scopate, ho potuto finalmente dire quanto sono innamorato di Hugh Dancy, mi sono confrontato con gli altri e ho scoperto che non è solo su Grindr che si mandano culi e cazzi).

Gli insulti e le offese si sono ridotti quasi fino a sparire, nella mia vita. Ma ci sono. Nella vita delle altre persone LGBT hanno, purtroppo, un ruolo dominante e spesso sfociano nella violenza. Recentemente c'è stata una coppia di uomini in viaggio di nozze in Puglia, che in un ristorante oltre a ricevere gli insulti del personale hanno ricevuto piatti dallo chef con dei peni disegnati sopra. A Pescara, a luglio c'è stato un brutale pestaggio di un ragazzo gay ad opera di una gang di sette persone che l'ha spedito in ospedale con delle gravi fratture. Una coppia di ragazze ha postato sui social la foto di un casto bacetto al mare e sono state ricoperte di insulti, fra questi l'invito a farsi violentare per diventare etero. A Caivano, un ragazzo ha speronato con la sua auto la moto su cui erano a bordo la sorella e il suo fidanzato transgender perché non accettava il loro rapporto. Tanto per citare alcuni casi. Ed è ancora difficile per ragazzi gay e ragazze lesbiche potersi tenere per mano in strada o scambiarsi un gesto di affetto, vedersi riconosciuto lo status di coppia o di famiglia. 

Quello che più di tutto avrei voluto dire nella risposta è quanto i segni del passato ti rimangano addosso, miglioramento della società o no. Perché anche se arrivassimo a una condizione di piena accettazione, resterà sempre difficile cancellare la rabbia, il risentimento e il rancore di chi ha subito di tutto.

Io non perdonerò mai gli amici che si sono dichiarati intelligenti e di larghe vedute e che poi davanti all'omosessualità, al difficile posizionamento che ha sempre avuto in questa società, e a una conseguenza devastante di ciò come la depressione, sono scappati via.

Io non perdonerò mai i miei insegnanti di scuola media che mi dicevano di non reagire alle botte e alle offese dei bulli e che mi sgridavano se lo facevo, senza che loro, vigliacchi, ipocriti e codardi, muovessero un dito per fermarli o per espellerli dall'istituto. Non perdonerò mai i miei insegnanti di liceo, che troppo impegnati a seguire il proprio programma, dimenticavano di avere a che fare con ragazzi che stavano crescendo, non con dei polli da imbottire di nozioni senza insegnargli le virtù del pensiero critico, quel modo di elaborare collegamenti e fare ragionamenti di un certo spessore che ti salva dalla mediocrità.

Non perdonerò mai i giornalisti e gli autori di cinema e tv italiani che hanno sempre rappresentato l'Italia come un'enorme sagra di paese, dando peso a vuote stronzate di provincia e puttanate dialettali (talvolta affibbiandogli l'etichetta di cultura così che cafoni senz'arte né parte potessero gonfiarsi di orgoglio rivendicando una bellezza culturale che non hanno e non hanno mai avuto) e bollando come "eccentricità" ogni parola, discorso o stile comportamentale che deviasse dal manicheo e minacciasse di presentare la realtà nelle sue forme più complesse.

No, non li perdonerò mai. Non solo: so che il Karma è un signore gentile, e prima o poi fa visita a tutti; il giorno che andrà da loro sarò lì a brindare e festeggiare. Magari altre persone della comunità LGBT hanno un cuore più grande del mio e sono inclini al perdono. Ma io no, no di certo. Mai. 

Adesso la risposta all'intervista è completa.

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