lunedì 19 ottobre 2020

"Love, Victor", la vendetta contro i vecchi teendrama

 
Victor si trasferisce in Atlanta dal Texas con la famiglia. E' gay, ma nessuno lo sa ancora. Nel nuovo liceo vorrebbe iniziare ad essere se stesso, ma quando gli chiedono se in Texas abbia una ragazza ad aspettarlo il coraggio gli viene meno e rimane intrappolato nelle vecchie bugie.
E' così che comincia "Love, Victor", il teendrama spin-off del film "Tuo, Simon" ("Love, Simon"). Il tono e le atmosfere non sono diversi da quelli dei teendrama dei primi anni 2000: i dialoghi sono estremamente puliti (non vola nemmeno un "fuck"), le situazioni famigliari rispecchiano dinamiche cui già ci ha abituati "The O.C.", la fauna scolastica si divide ancora fra popolari e sfigati. L'unico punto di rottura con quel vecchio modello di teendrama è l'omosessualità del protagonista. Nel 2000 era impensabile un protagonista gay. Quella di Marissa Cooper, in "The O.C.", per esempio, fu solo una parentesi circoscritta: sapevamo tutti che sarebbe tornata dal macho e sexy Ryan Atwood. Mentre Willow in "Buffy l'ammazzavampiri" e Jack in "Dawson's Creek", pur essendo personaggi di un certo peso, non erano i protagonisti dei loro show.
L'omosessualità del teenager protagonista (interpretato da Michael Cimino) è quindi il cavallo di battaglia di questa serie che altrimenti sarebbe stata uguale a tutte le altre, e l'esplorazione che il telefilm fa dei suoi dubbi e delle sue ambasce è attenta e mai scontata: conoscendo una bella compagna di scuola, Victor inizia persino a dubitare che il suo cuore possa palpitare solo per i ragazzi; gli ci vuole la possibilità di finirci a letto per rendersi conto che il suo modo di convincersi che gli piaccia sia solo un tentativo per tenere a distanza la verità e rimandare il giorno in cui la fronteggerà a muso duro. 
Se Victor è un personaggio combattuto, gli altri personaggi, invece, sono l'incarnazione dei soliti cliché: il belloccio, la Reginetta del ballo, l'amico sfigato. Elementi che rimandano ai vecchi teendrama, come dicevo, ma questo tuffo nella serialità passata non sembra per niente casuale: è come se gli autori Isaac Aptaker ed Elizabeth Berger volessero risarcire la comunità LGBT della scarsa visibilità che ha avuto su quel tipo di televisione e restituirgli la dignità che gli è sempre stata negata.
"Love, Simon", il film da cui è stata derivata la serie, non aveva uno scopo così nobile: raccontava l'omosessualità nascosta del protagonista, ma di un protagonista che viveva in una famiglia aperta e liberale, attorniato da amici buoni e di larghe vedute; sono state le reazioni fredde di alcuni spettatori che avrebbero voluto un conflitto più duro fra il protagonista e la realtà attorno a ispirare il telefilm.
I legami fra serie e film, che comunque ha avuto un discreto successo, sembrano determinati più che altro da logiche di marketing: è vero che "Love, Victor" non si limita solo a riproporre un titolo simile e che offre anche camei - prima solo vocali, poi pure fisici - del protagonista del film, ma questi incidono debolmente sulle trame e la serie avrebbe funzionato anche con un altro titolo. Il viaggio di Victor alla scoperta di se stesso sarebbe stato addirittura più realistico se, invece di confrontarsi via messaggio con Simon Spier (Nick Robinson), avesse dialogato nel corso degli episodi con la pagina bianca di un diario o con gli utenti di un blog. 
"Love, Victor" ha debuttato negli Stati Uniti lo scorso 17 giugno sulla piattaforma streaming Hulu. A plaudirlo sia pubblico che critica: su imdb.com ha un punteggio di 8,1 su 10, su Google ha un indice di gradimento del 96%. Chissà se dalle nostre parti verrà accolto con lo stesso love.






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