giovedì 15 ottobre 2020

"Tutto accade oggi" e il pessimismo americano

 

Wes è un liceale americano che vive con la sorella, il padre squattrinato e la madre gravemente malata. Perde la verginità con la ragazza più popolare della scuola invece che con la ragazza di cui è innamorato e sulla quale fantastica da sempre. E' lacerato dal pentimento. Per lui il mondo va in pezzi. "Mai più niente sarà come prima.", si dice.
Una simile premessa narrativa se sviluppata dalla penna di un Diego De Silva o un Paolo Giordano (di cui apprezzo la serie "We are who we are") non si libererebbe mai della banalità: sarebbe banale nell'incipit, banale nel mezzo, banale sul finale. Sviluppata da Jesse Browner, questa trama fiorisce in un romanzo delicato e duro a un tempo - "Tutto accade oggi" (Edizioni E/O, 2011) - ed è come se la mano dell'autore uscisse dalla pagina per dare al lettore prima una carezza poi uno schiaffo: è delicato il ritratto famigliare, il modo in cui fratello e sorella rinunciano a un pezzetto dell'adolescenza e dell'infanzia per prendersi cura della madre annichilita a letto; sono dure e spietate le riflessioni che Wes fa di se stesso - sveglio e intelligente, ma pronto a prendere la strada più semplice solo perché gli altri lo riconoscano con facilità bravo e capace - del padre - uno che ha pubblicato un romanzo vent'anni fa e che pur scrivendo non riesce a combinare nulla, fa l'insegnante e si scopa le sue studentesse nello scantinato di casa - e della vita - una giostra di emozioni fatta di spinelli, poco sesso e tante soddisfazioni scolastiche destinata a spegnersi come la brace di una sigaretta calpestata.
Se c'è una cosa che ammiro di tanti autori americani - e di questo Browner, in particolare - è il loro pessimismo: per loro siamo tutti stronzi; tu fregherai me, io fregherò te e la vita ci fregherà tutti. Non ci sono parole di quiete, di pace o di assoluzione che evocano le ipocrisie e la plastica di certa Hollywood, no: con le parole si scava e si precipita in una profondità buia e limacciosa; da lì si alza lo sguardo e solo allora si cerca una qualche grazia.
Spesso ho sentito parlare degli americani - sia in ambito cinematografico che letterario - come di "pazzi e spregiudicati". Ma per essere così brutalmente onesti non occorre un pizzico di follia?

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