mercoledì 11 novembre 2020

Il blog Geyser mi intervista. L'articolo integrale

Dal blog Geyser

Tornavo, giorni fa, alla baracca sotto il sole di novembre, con in spalla qualche quintale di legna tagliata. Artemisia mi ha guardato come se avesse visto un orso. Ora, dico io, va bene che sono solo un boscaiolo (l’intellettuale è lei), ma vi pare questo il modo? Sulle prime fa finta di niente, fumando le sue sigarette da regina, poi mi dice: “Perché non trovi un altro scrittore da intervistare? La tua legna sa troppo di bosco. Voglio qualcosa che sappia di... umano.

Ecco il come e il perché mi sono imbattuto in Andrea Cinalli. Artemisia ha gradito molto la mia scelta. Io, che di scrittori so ben poco, e di omosessuali ancora meno, non sapevo come maneggiare questa patata bollente. Alla fine ho seguito l’unica strada che conosco: quella dell’istinto. Ha ragione Artemisia, quando mi guarda come fossi un orso. Un po’ lo sono.

 

 

Dottor Cinalli, Andrea, carissimo, ben trovato! Ho davanti a me il tuo libro. La parte più difficile è convincere la gente che sia un bel libro. Te lo chiedo nella maniera più... più... Be’, te lo chiedo e basta: se dovessi presentare il tuo libro a un alieno, cosa diresti?

Dentro, fuori e intorno alla gabbia parla di due membri di differenti specie di alieni come voi che si innamorano. È un amore impensabile, il loro. Nessuno può crederlo possibile, proprio perché sono diversissimi. Questo li spinge ad agire di nascosto, senza che nessuno sappia mai niente.

 

Però... Vedo che la materia grigia non ti manca. E se dovessi parlarne agli umani? È difficile, lo so...

Dentro, fuori e intorno alla gabbia, Edizioni Croce,  è un romanzo che parla del bisogno di trovare un’ancora di salvezza in questo cazzo di mondo senza punti di riferimento né una vera bussola che sappia guidarti. L’ancora di salvezza di Matilde è Gaetano. Quella di Gaetano, Matilde. Il loro legame è l’unica cosa che li fa sentire vivi, protetti, sereni. Hai presente quel bisogno di trovare qualcuno che ti faccia sentire a casa anche se da casa sei molto lontano? Ecco, Matilde e Gaetano quando stanno insieme si sentono a casa. Questo amore nasce dove nessuno avrebbe potuto sospettarlo: fra una ragazza lesbica e un ragazzo gay, che insieme esplorano la bisessualità. Lo sfondo del romanzo è un’associazione LGBT fittizia romana chiamata “Gay Troop”, e i temi di contorno, che finisco per toccare attraverso le relazioni dei protagonisti con tutti gli altri personaggi, sono la depressione, l'omofobia e l’omogenitorialità. La struttura del romanzo ricorda un po’ quella delle moderne serie TV: ci sono due linee temporali che si intrecciano per quasi tutto il romanzo, mentre i protagonisti si raccontano in prima persona, ognuno nel proprio capitolo.

Per scrivere la stesura finale del romanzo – prima ho fatto un sacco di tentativi che non mi soddisfacevano – ho impiegato quattro mesi. Mi ritengo molto fortunato ad aver trovato quasi subito un editore che mi ha proposto un buon accordo di edizione senza chiedermi di sostenere spese. Di solito, si impiegano anni per trovarne uno.


Hai detto... comunità LGBT, giusto? Ecco, Artemisia ci tiene a queste cose. Io non so’ manco cosa vuol dire. Magari puoi illuminarmi, piccolo uomo?

La comunità LGBT l’ho conosciuta attraverso le associazioni LGBT. E le associazioni LGBT svolgono un lavoro egregio per il riconoscimento politico e legale dei diritti della comunità, per difendere i ragazzi in difficoltà che vengono cacciati di casa dopo aver fatto coming out. Ma io dopo averne frequentata una ho lasciato perdere perché credo che lottare solo contro l’omofobia significhi prendersela con la punta dell’iceberg. Credo che i mali dell’Italia siano più radicati e che l’omofobia, così come la xenofobia e la transfobia, ne sia solo un’espressione.

Io sono del parere che tutte queste piaghe sociali abbiano un’origine comune: il provincialismo. Ossia quella vigliaccheria, quell’incapacità o paura di esprimere quello che davvero si pensa e quindi quella tendenza a rifugiarsi nella frase fatta, che sembra cogliere l’essenza delle cose ma in realtà non coglie nulla, oppure a rifugiarsi in quello è già stato detto e ridetto e che è appunto diventato parola vuota, priva di concretezza. Il provincialismo è anche quell’incapacità di allontanarsi dal proprio modo di vedere le cose e comprendere davvero il punto di vista dell’altro, e anche in questo caso entrano in gioco diversi fattori: paura, stupidità, mancanza di educazione scolastica o umana (spesso la seconda, perché riguarda anche gli “istruiti”). Il provincialismo si può manifestare in ogni scelta quotidiana: nel modo in cui comunichiamo, nel modo in cui stiamo in mezzo agli altri. E nessuno è davvero immune a questo cancro. Anch'’io talvolta, troppo attaccato alla mia prospettiva, evito il dialogo con gli altri, perché tendo a non fidarmi, e mi dispiace.

I media italiani sono campioni di provincialismo e ipocrisia: loro – chi fa le fiction, chi fa giornalismo, chi fa varietà – dicono di rispecchiare gli italiani, ma da ex studente di comunicazione so benissimo che non è così; è la scusa dietro la quale si trincerano per continuare a fare quello che hanno sempre fatto, ossia coltivare la bruttezza e la volgarità, coltivare una comunicazione banale, priva di mordente ed efficacia; gli italiani, che questi media li assorbono, si sentono a loro volta legittimati a riflettere quei comportamenti e quegli stili di pensiero. Si è così creato un circolo vizioso e nessuno sa come uscirne.

Se devo soffermarmi un attimo sul rapporto fra fiction italiana e omosessualità, per essere più specifico, c’è da dire che alcune avevano personaggi gay. Un medico in famiglia aveva Oscar, I Liceali uno dei giovani protagonisti. Ma le tematiche LGBT, in mezzo a fiction con un linguaggio e un respiro da sagra di paese (e la donna che deve fare la brava moglie, e i figli che devono studiare sennò sono cattivi e ribelli e mannaggia, “l’uomo che deve fare l’uomo”), sai cosa sono? Il classico specchietto per le allodole. Un modo per illudere il pubblico che siano al passo coi tempi quando in realtà sono la solita messa della domenica (detta pure in un misto incomprensibile fra italiano e dialetto), e l’universo LGBT, ricco e variegato, in quel tipo di fiction è stato spesso appiattito e banalizzato perché potesse essere ricondotto all’immaginario tipico della famiglia italiana, della tavola imbandita, della povertà lessicale. Oggi, è vero, rispetto a quei prodotti un passo avanti verso l’agognata qualità cinematografica c’è stato, ma ipocrisia e provincialismo resistono: è stato proprio uno sceneggiatore a dirmi che nella sua fiction ancora in onda avrebbe voluto dare spazio all’omosessualità di uno dei suoi personaggi, ma non gli è stato permesso.

Lungi da me, poi, fare di tutta l’erba un fascio – ci sono sceneggiatori e giornalisti bravissimi, e io ne ho conosciuti – però ce ne sono anche molti di bigotti e provinciali: penso a un giornalista Rai molto celebrato che su Twitter ha criticato la scena di sesso gay a tre fra i personaggi della serie Netflix What/If, lamentandosi del fatto che fosse “inutile”, quando in realtà era chiaramente uno snodo fondamentale delle trame; penso anche a una sceneggiatrice conosciuta a Roma che rimase quasi sconvolta quando le parlai di un amore complesso come quello fra Carrie Mathison e Nicholas Brody di Homeland, o come quello fra Hannibal Lecter e Will Graham di Hannibal.

Se c’è, quindi, una battaglia che vale davvero la pena di combattere con tutte le proprie forze – per poter vincere tutte le altre – è quella contro i media italiani, e questa battaglia non consiste nel cambiare la lingua o nel riscrivere la cultura e i film fatti in passati, no: lo scopo di questa battaglia è portare i media italiani allo stesso livello di libertà, creatività e professionismo di quelli americani, che sono i veri maestri nella comunicazione. E questa battaglia richiede studio, pazienza, impegno, e anche fallimento, quello temporaneo che ti ricorda di restare sempre coi piedi per terra.


Perbacco, non avrei saputo rispondere meglio! Anzi, a dirla tutta, io non avrei saputo rispondere in nessun modo. Tu mi hai mostrato un mondo, ragazzo. Devo ragionarci... Ma in tutto questo, Andrea chi è? Chi è la persona che abita in te?

L’Andrea persona è schivo, ha un discreto ego (se non lo avesse non scriverebbe), vorrebbe sempre sfondarsi di carboidrati ma la voglia di vedersi bello e magro allo specchio (talvolta) glielo impedisce. È testardo, nel senso buono e nel senso cattivo. Vorrebbe tanto dalla vita ma è capace di accontentarsi di poco. Vuole molto bene agli amici, ma per farsene deve superare una forte diffidenza iniziale. È un tipo preciso e meticoloso solo nelle cose che gli interessano davvero, le altre le manda tranquillamente in vacca fregandosene di quello che gli altri potrebbero pensare.


Personaggino interessante. Sorrido diavolescamente! E l’Andrea scrittore? Perché non vorrai mica farmi credere che siete la stessa persona, vero?

L’Andrea scrittore è spesso attento e meticoloso, o almeno ci prova. Sa che l’unico modo per riuscire nella scrittura è non lasciarsi dominare dalla paura della pagina bianca e quindi la frega procedendo per tentativi finché non si ritiene soddisfatto. Vorrebbe avere il controllo totale di quello che scrive, essere il completo artefice di ogni successo o fallimento: per questo, un domani, nonostante le belle e soddisfacenti esperienze con gli editori non a pagamento, potrebbe valutare la strada del self-publishing professionale o dell’indie-publishing, come si dice oggi, ché fa più figo.

In generale, come scrittore, è abbastanza metodico, o almeno lo era prima del Covid: scriveva una cartella e mezzo al dì e poi leggeva romanzi per un’ora. Oggi non ha la pretesa di raggiungere un certo numero di caratteri e ci sono giorni in cui non scrive affatto. In ogni caso sta rispolverando il vecchio sogno di scrivere articoli, ma non lo farà più in veste giornalistica.

 

Le tue parole mi riecheggiano nelle orecchie. Perdonami, ho ancora tre quintali di legna sulla spalla. Ti ringrazio per la partecipazione e...

Voi, ricordatevi il romanzo di Andrea! Basta cliccare qui.

Nessun commento:

Posta un commento